Pubblicato nel 1916 con il titolo “Si gira…” e riedito nel 1925 come “Quaderni di Serafino Gubbio operatore”, questo romanzo di Luigi Pirandello ci offre una riflessione profonda e sorprendentemente attuale sull’alienazione dell’individuo nella società moderna.

Il protagonista, Serafino Gubbio, è un operatore cinematografico che lavora per la casa di produzione Kosmograph. Il suo compito è semplice: girare la manovella della cinepresa, registrando scene senza coinvolgimento personale. Questa routine lo porta a sentirsi sempre più distaccato dalla realtà, ridotto a una “mano che gira la manovella”, simbolo dell’impersonalità e della meccanicità del lavoro moderno.

Pirandello anticipa temi che oggi sono al centro del dibattito culturale e sociale:

  • disumanizzazione del Lavoro: la trasformazione dell’individuo in un semplice ingranaggio di una macchina più grande, privato di creatività e autonomia.
  • alienazione Tecnologica: l’idea che la tecnologia, pur facilitando la vita, possa anche isolare l’individuo, rendendolo spettatore passivo della propria esistenza.
  • perdita dell’Identità: la difficoltà di mantenere un senso di sé in un mondo che valorizza più la funzione che l’essenza dell’individuo.

Critici letterari hanno sottolineato come Pirandello, attraverso Serafino, rappresenti l’impassibilità di fronte all’azione che si svolge, evidenziando l’impossibilità espressiva e rappresentativa del reale. Questa visione risuona fortemente in un’epoca come la nostra, dominata da schermi e media che spesso ci rendono osservatori distaccati piuttosto che partecipanti attivi.

In un’era in cui l’automazione e l’intelligenza artificiale stanno ridefinendo il mondo del lavoro, le intuizioni di Pirandello sulla meccanizzazione dell’essere umano appaiono straordinariamente profetiche. Il romanzo ci invita a riflettere su come mantenere la nostra umanità e individualità in un contesto sempre più dominato dalla tecnologia.

“Quaderni di Serafino Gubbio operatore” non è solo un’opera letteraria di inestimabile valore, ma anche un monito per le generazioni future. Ci esorta a vigilare affinché il progresso tecnologico non sopprima ciò che ci rende umani: la capacità di sentire, creare e partecipare attivamente alla nostra esistenza.

Riscoprire questo capolavoro significa confrontarsi con questioni che, a distanza di un secolo, continuano a interrogare la nostra coscienza e la nostra società.

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Collana Il Disoriente

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