Dan Andersson (1888-1920) è la voce perduta e potente del Finnmark svedese, una terra di foreste sconfinate, povertà e magia. In questo volume, che raccoglie i racconti di La chiamano superstizione (1916) e le poesie di Ballate nere (1917), l’autore ci trascina in un mondo dove il confine tra realtà e allucinazione è sottile come il fumo di una carbonaia. Attraverso una prosa espressionista e versi di rara intensità musicale, Andersson dà vita a un’umanità di emarginati – mendicanti, stregoni, ubriaconi e sognatori – che cercano Dio e trovano spettri.

